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Tutto Trillo: Custer e Senza parole
di Marco P.


From: Marco P.
Date: 15 Jun 1998 00:00:00 GMT
Subject: [*Luuuuuuuuungo* 3] Custer e Senza parole
Newsgroups: it.arti.fumetti

Ed eccoci alla terza parte :)

Custer
disegni di Jordi Bernet
9 episodi (1985)

Futuro prossimo, scenario urbano degradato e iperviolento. Notte perenne. Schermi televisivi ovunque. Suona familiare?
Ma la visione pessimistica della vita nel XXI secolo è solo una delle peculiarità di questo fumetto, e senza dubbio non la più importante, benchè Trillo ne approfitti per dar sfogo alla sua tipica ironia feroce (I cartelloni pubblicitari più truci dell'universo, gli ossessivi richiami dell'Ufficio di Pianificazione Urbana a suicidarsi solo nei luoghi consentiti, una galleria di personaggi secondari skizzatissimi e ottimamente caratterizzati).

Il nocciolo della questione è che la protagonista del fumetto, Custer (di professione private eye, non a caso), è anche protagonista della serie televisiva omonima ("Custer, la vita vera di una donna seguita passo passo dalla tv") realizzata montando e condensando immagini riprese da telecamere invisibili che seguono la ragazza sempre, costantemente, per ogni istante della sua esistenza.

Ma il bello è che negli episodi del fumetto affiora in più punti la sceneggiatura della serie televisiva, che anzi ne costituisce la struttura portante: i cambi di inquadratura, il montaggio, la colonna sonora, le scelte narrative di un occulto regista che non si vede mai (ma che spesso si rivolge e Custer come voce da fuori campo), tutto è doviziosamente segnalato, compresi gli smaccati interventi censori.

Ad essere ripresa naturalmente non è solo la protagonista, ma anche chiunque abbia a che fare con lei. Solo per il tempo in cui il soggetto è fisicamente vicino a Custer e lei lo vede, gli parla o lo ricorda? All'inizio sembrerebbe di sì, ma i mezzi del network CBN, appoggiato dal tirannico Ufficio di Pianificazione Urbana, sono molto, molto potenti...

Custer va presto in crisi: i suoi rapporti personali falliscono miseramente, e chiunque le si avvicini lo fa solo per avere il proprio quarto d'ora di celebrità, consapevole di poter apparire nello show televisivo di maggior ascolto. E se la protagonista non esce di casa per tre giorni e magari si mette a parlare per ore accusando il network di averle rovinato la vita, come si può mandare in onda la consueta puntata settimanale, fornendole anche la giusta dose d'azione? Semplice, se ne riempie metà con flashback realizzati grazie a materiale già girato o di scarto (i 'ricordi' di Custer) mentre l'inquietante Produttore contatta qualcuno che assoldi Custer o la costringa in qualche modo ad uscire, a 'vivere' fornendo materiale più interessante da filmare.

E se invece la protagonista cade da un grattacielo, credendo di liberarsi per sempre della propria maledizione? La risposta è nel nono, magistrale e conclusivo capitolo. Se qualcuno mai vi chiedesse di mostrargli qualche cosa di geniale, beh, adesso sapete dove andare a cercare :-)

Un fumetto denso, che anticipa parecchi temi (tanto per dirne una, nel 1985 doveva ancora farsi conoscere il movimento cyberpunk), ma anche 'citazionista' al punto giusto, in particolare dai noir e gangster movie degli anni 30/40.

Ai disegni un Jordi Bernet plastico ed efficace, con il suo tipico tratto che passa con disinvoltura dal drammatico al sexy al caricaturale (per intenderci, già più incline al grottesco rispetto al Torpedo prima maniera).

Gli episodi sono in stretta sequenza anche se c'è un solo cliff hanger e tutti gli altri sono dotati di finale compiuto, ma dopotutto si tratta di puntate di un serial televisivo. Alcuni personaggi fanno brevi comparse in un episodio per poi tornare in seguito come protagonisti, loro sponte o per effetto del calibratissimo montaggio, e tutta la vicenda filmico-fumettistica si autocannibalizza in una celebrazione del riciclaggio visivo che segna il trionfo dell'estetica postmoderna (ehm, scusate, a volte mi esalto troppo e finisce che uso, orrore!, termini da critico ^__^;;;)

Tutto è Televisione (Tutto è Fumetto), tutto è narrazione per immagini, forse non lo sappiamo ma qualcuno sta scrivendo la sceneggiatura televisiva della nostra vita. Naturalmente per una serie a fumetti ;-)

Reperibilità: Comic Art rivista (anno 1985, non ho disponibili i numeri esatti); volume brossurato b/n Edizioni Acme (circa 1990)


Senza parole (ovvero Quando la fantasia è muta - nell'edizione Eura)
disegni di Domingo Mandrafina
11 episodi (1982)

Può il fumetto recuperare e reinventare le atmosfere e i ritmi del cinema muto di Buster Keaton e Charlie Chaplin, fondendole con gli stilemi foto-grafici dell'espressionismo tedesco di Lang e Murnau?
(pietà, mi è scappata di nuovo, giuro che non lo faccio più ^__^;;)

Può, può, ed è esattamente ciò che accade in Senza parole (titolo che preferisco a quello, più lungo, dell'edizione Eura)

Più che una serie, si tratta di undici brevi liberi di 6 tavole ciascuno a tre strisce per tavola, undici minifumetti accomunati soltanto dallo stile e dall'ambientazione.
Niente balloon, niente onomatopee, niente parole, come da titolo, salvo una rapida didascalia all'inizio di alcuni degli episodi.

Scenario comune, si diceva: una città surreal-dadaista, da cui affiorano ovunque semafori e rubinetti (da allora una costante nelle storie non realistiche disegnate da Mandrafina), popolata di personaggi grotteschi che vestono giustamente in stile Anni 20 ma portano volentieri maschere antigas e occhialoni da pilota.

Variano invece temi e protagonisti: folle comicità acrobatica (La ballerina), tragicommedia teatrale (Il mago), tragicommedia e basta (Il suicida), allegoria demenzial-inquietante (La porta, il protagonista ha la faccia di Keaton), commovente dramma (La mela, chapliniano al massimo), pura malizia (Il postino), sentimenti repressi e logorio della vita moderna (La statua), pura comicità (Il macchinista), scuola di vita (Il ring), fatali premonizioni (Le foto), pura assurdità (Il pompiere)
Soprattutto le assurdità sono davvero profuse a piene mani :-)

Quel che personalmente più mi piace, è lasciarmi prendere dal gioco delle inquadrature, vorticoso e sincopato negli episodi più frenetici, pronto a rallentare e riaccelerare senza preavviso, fluido, ininterrotto, indisturbato dall'assoluta mancanza di suoni e parole che permette di apprezzare al massimo il gioco a carte scoperte dello sceneggiatore, la sua scelta dei tempi e dei ritmi, la composizione delle tavole e la scansione delle vignette che rendono il tutto simile quasi ad una partitura musicale

[Ad esempio Il mago parte lento e si dispiega nella prima tavola: una vignetta nella prima striscia (enter mago), due nella seconda (saluta et presenta assistente), tre nella terza (enter assistente, si avvicina al mago, incipit del numero); segue una seconda tavola regolarissima, tre strisce per tre vignette ciascuna, con la prima parte del numero (l'assistente entra nel cappello, il mago attacca il grammofono); nella terza tavola, breve cambio di tempo (da 3/4 a 4/4 :)) nella prima striscia, con stacco in primo piano sulla faccia libidinosa del mago che anticipa la seconda parte del numero (lo spogliarello dell'assistente da dentro il cappello), quindi ritorno a tre vignette per l'effettiva realizzazione del (comic) streap tease, morbido e sinuoso, tutto in primo piano sul cappello; nella quarta tavola due strisce da quattro a segnalare il climax del numero, con stacco in primo piano sul volto compiaciuto del mago, e cambio di tempo nella terza striscia (3 vignette) per il sopraggiungere dell'intoppo; nelle due successive tavole, rapido alternarsi di strisce a 3 e a 4 vignette (3-4-3, 3-4-4) e di primi piani e campi medi e lunghi a sottolineare la concitazione dei tentativi del mago, fino al catastrofico finale ... fiuuu ^__^']

Puro virtuosismo di sceneggiatura, quindi, ma anche vetrina per il talento del co-autore Mandrafina, grande appassionato e conoscitore di cinema, capace di ricreare alla perfezione la fotografia dei classici del muto e di donare ai personaggi un'incredibile gamma di espressioni facciali (credevate forse che Spaghetti Bros venisse su dal nulla? :-))

Accademia? Forse sì, ma quando è fatta così, perbaccolina, io non sto certo a lamentarmi

Reperibilità: 7 episodi sparsi, ognuno con il suo titolo, su Eternauta rivista (numeri 1,3,7,12,13,14,17 annate 1982/83); in volume brossurato b/n per le Edizioni Acme (circa 1990, dovrebbe contenere la serie completa).


Vivissimi complimenti a chiunque sia giunto fin qui :)

basterebbero queste serie ad assicurare a Trillo un posto tra i grandissimi e gloria imperitura nei secoli.

a questo punto direi che è lampante :)

eppure Carlos Trillo è assolutamente bravo, davvero degno in tutto di Gaiman o Moore o qualunque altro mostro sacro vi venga in mente (e non accetterò alcuna smentita da chicchessia, non provateci neppure, vi polverizzo :-))

Non posso che confermare.

Se poi questi articoli non vi hanno convinti, vogliatene almeno un po' di bene a chi profuse impegno e amore nello scriverli.
E se in vece fossimo riusciti ad annoiarvi, credete che non s'è fatto apposta :)

Marco P.
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